Mobilità Dottorandi: cosa c'è da sapere

Linee guida per i Dottorandi di Padova che vogliono partecipare a convegni / periodi di ricerca fuori sede / scambi con l'estero. A che fondi possono accedere?

Cosa si intende per mobilità dei dottorandi?

Con mobilità si intende la partecipazione dei dottorandi a congressi / scuole e periodi di ricerca presso enti italiani / stranieri.

Quali sono le fonti di finanziamento dei periodi di mobilità?

Ci sono quattro possibili fonti di finanziamento per far fronte alle spese dei periodi di mobilità:

  • fondi personali del dottorando (ovviamente)
  • incremento del 50% della borsa di dottorato (per i dottorandi che la ricevono)
  • fondi della Scuola di Dottorato
  • fondi per la ricerca dipartimentali (PRIN, progetti di ateneo, progetti europei, contratti di ricerca,…) gestiti dal proprio supervisore.

Incremento del 50% della borsa di dottorato

I dottorandi assegnatari di borse di studio possono richiedere la maggiorazione della borsa, pari al 50% della stessa, per la durata del soggiorno, sempre se non inferiore ai venti giorni.

Moduli sul sito unipd.it

Fondi della scuola di dottorato

Le scuole di dottorato ricevono dall'Ateneo una dotazione di fondi destinati a finanziare la mobilità dei propri dottorandi.
L'entità di questa dotazione è proporzionale al numero dei dottorandi iscritti, e vi possono accedere in modo identico tutti i dottorandi iscritti alla scuola, indipendentemente dal fatto di ricevere o meno un borsa di dottorato.

La scuola può decidere di utilizzare parte di questi fondi anche per altri usi affini (ospiti in visita presso la scuola, corsi con docenti esterni,…), ma è necessario che almeno il 50% di questi fondi venga destinato alla mobilità dei dottorandi in senso stretto (spese di viaggio, spese di soggiorno, spese di iscrizione a corsi/scuole/convegni).

Le Scuole che non spendono almeno il 50% di questi fondi in mobilità vengono penalizzate, secondo le intenzioni del Servizio Formazione alla Ricerca, nei finanziamenti per l'anno successivo.
È quindi fondamentale che vengano definite le modalità di erogazione di questi fondi, e che vengano effettivamente erogati. Non ci sono scuse che tengono.

Il Consiglio Direttivo di ogni scuola decide come regolamentare l'accesso dei dottorandi a questi fondi, e dovrebbe specificarlo per iscritto nel verbale di distribuzione dei fondi, dopo che questi sono stati assegnati.

Ad esempio, una scuola potrebbe decidere un tetto massimo di spesa per gli studenti del primo e secondo anno diverso da quello per gli studenti del terzo, oppure differenziare mobilità breve da mobilità lunga, o fissare un periodo minimo della mobilità, ecc. ecc…

In ogni caso queste modalità di accesso devono essere chiare, e in ogni caso devono portare all'effettivo utilizzo dei fondi assegnati di anno in anno.

L'entità di questi fondi purtroppo è stata ridotta drasticamente nel 2011. Fino al 2010 era di circa 1300 euro (per dottorando, all'anno), ora sono approssimativamente 220 euro. Tenendo conto che non tutti i dottorandi vanno all'estero ogni anno, si tratta comunque di una cifra non trascurabile.

Ricordiamo che nei Consigli Direttivi di ogni scuola ci sono i Rappresentanti dei Dottorandi, che sono quindi nella posizione giusta per chiedere chiarimenti se fosse necessario. In molti casi è sufficiente chiedere al direttore della propria scuola per sapere le modalità di accesso a questi fondi.

Fondi per la ricerca dipartimentali

Il supervisore di ogni dottorando ha generalmente accesso ad alcuni fondi per la ricerca, perché ha vinto un PRIN, o partecipa a un progetto (di ateneo, dipartimentale, regionale, europeo, ….) o perché ha dei contratti di ricerca.

In ogni caso, rispettando le modalità decise dal dipartimento, anche i dottorandi possono accedere a questi fondi.
Bisogna chiedere al proprio supervisore, ed essere effettivamente "dentro" a qualche progetto di ricerca.
In questo caso la persona corretta a cui rivolgersi è proprio il proprio supervisore (che gestisce a propria discrezione questi fondi).

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